martes, 14 de febrero de 2006

Vida lectora

"Caro L,

ciao, è stato un piacere incontrarti in fiera. Mi sarebbe piaciuto parlare con te più a lungo, purtroppo avevo diversi impegni e la bimba scatenata.

Cerchi lettori, dunque. Ti parlerò ora delle mie preferenze letterarie. Ma non solo, perché credo che la sensibilità del lettore si rifletta anche in altre acque. E perché non è poi così male sapere con chi si ha a che fare. Se vuoi risparmiarti i preamboli, il riassunto della situazione attuale è in fondo.

Sono boliviana, figlia di papà italiano e mamma boliviana. Sono nata in un paesino vicino alla foresta amazzonica, dopo ho vissuto in Italia (dai quattro agli otto anni), a Vicenza. E dopo sono stata quasi sempre in Bolivia -tranne qualche mesetto in Brasile. I miei primi ricordi di lettura partono da "Il piccolo principe", che ho letto prima dei dieci anni, credo, e si fondono con "Il destino si chiama Clotilde", di Guareschi, con "Tre uomini in barca" di Jerome, con Richard Bach, Chesterton o i racconti di Poe. Leggevo un po' di tutto, a casa dei miei c'erano tanti libri. Non ho mai letto le storie di avventure, tipo Salgari. A 13 anni avevo già divorato e amato "Il ritratto di Dorian Gray", prendevo in mano "Delitto e castigo", addirittura "La fattoria degli animali". A quell'età, però mi sono distratta un po' troppo con i ragazzi -l'adolescenza, ahi!- e con una cugina che mi prestò il primo libro di Paulo Coelho, L'alchimista, in portoghese. Eravamo in piena fase mistica, facevamo yoga (autodidatta, sorrido con i ricordi), accendevamo stecche d'incenso ad ogni momento, leggevamo le linee della mano a destra e manca (letteralmente!). Ho letto anche Tony de Mello! E un manuale di chiromanzia...

Insomma, a volte ero molto socievole, altre volte invece mi chiudevo completamente. Ed era quello il momento giusto per leggere. Sono passata per Mario Benedetti (avrò letto "La tregua" almeno una decina di volte, non capisco perché in Italia lo si conosce così poco), Galeano, Gelman, Cortázar, García Márquez, Allende, Kafka, Günter Grass, Delibes, Mihura, Jung, Chico Buarque, Bradbury, Moliere, Sartre... Finita la scuola sono andata all'università e anche lì mi sono distratta. Le cattive compagnie mi hanno fatto rifiutare l'istituzione, seguendo la scia postmodernista, ma mi hanno anche aperto le pagine di Borges, Onetti, Soriano, Jaime Sáenz, Baudrillard, Bioy Casares, Lovecraft.

Ho preso la mia strada, sono andata via da casa, ho cominciato a lavorare, ho cambiato città più volte. E sono arrivati Gonzalo Arango (mai tradotto in italiano, chissà perché), Sepúlveda, Huxley, Edwards, Bayly, Mann, Cé Mendizábal, Bataille, Perec, Mutis, Monterroso, Sábato,
Clark. Infine Kundera, che mi ha messo in crisi profonda con "L'immortalità".

A un certo punto ho avuto un patatrac amoroso e ho sentito il bisogno di cambiare aria e rinnovarmi. Mio padre era tornato in Italia per lavoro, quindi mi sono buttata nell'avventura. E l'avventura è stata completamente imprevedibile: l'aerolinea perse la mia valigia, non avevo
più niente, tranne qualche libro e un paio di mutande che portavo nel bagaglio a mano. Uno dei libri, fondamentale in quel momento -e anche in futuro-, era "Ferdydurke", di Gombrowycz. Mi ha salvato la vita, all'epoca lavoravo in una fabbrica e non era per niente facile. Mi leggevo pure Nietzsche nella pausa pranzo. Poi ho divorato tutto Kundera, un po' di Machado de Assis. L'11 settembre e la guerra mi hanno portata verso Chomsky e compagnia. Pian piano sono tornata al mio percorso, ho scoperto la Deledda e la Ginzburg con immenso godimento, e Ungaretti, Verga, Svevo, Pirandello, Shakespeare. Solo l'anno scorso ho letto Pinocchio!

Già, sono stata terribilmente disordinata. Gli autori che ho letto recentemente sono Pessoa, Vila-Matas, Gamboa, Sánchez-Andrade (ofcors!), Mastretta, Carlos Gardini, ancora Gombrowycz... Non mi attraggono i bestseller, non ho intenzioni di comprare il Codice Da Vinci. Leggo di tutto, tranne il giallo e il noir, e forse neanche i thriller. Non ho mai potuto digerire autori come Forsyth, leggo i quarti di copertina e basta, non apro neanche il libro. Invece se comincio un libro devo finirlo anche se non mi piace (faccio lo stesso con i film). Perché voglio poter dire "questa è una porcheria dall'inizio alla fine" oppure "comincia bene ma perde forza", ecc. Adesso, ad esempio, leggo "La mujer habitada", di Gioconda Belli, dietro suggerimento di un amico traduttore. Non mi piace, comincia con una tale quantità di cliché che mi viene la nausea, ho faticato ad arrivare a pagina 70 (sono oltre 450!) e solo ora sembra che migliori un po' il ritmo. L'idea è quasi buona, ma è scritta con i piedi. Se non amassi così tanto la carta stampata brucerei volentieri questo vomitevole pseudolibro.

Cosa mi piace? Il romanzo, soprattutto se intimista. Mi piace il libro che mi fa sprofondare nella pelle del personaggio, soffrire quando soffre, deprimermi quando si deprime... Adoro l'ironia, il sarcasmo, la dolcezza un po' amara, le ossessioni, le angoscie, le crisi, le vertigini, le contaminazioni, gli ossimori, i paradossi, i giochi di parole, gli scioglilingua, le ambiguità. Ecco, ora mi fermo, altrimenti ti stanchi di leggere -se hai letto fin qua! Se poi non mi vuoi come lettrice non importa, mi sono divertita a scrivere questa sorta di biografia attraverso i libri. Salverò questa storia in un file, non si sa mai.

Y colorín colorado, este cuento se ha acabado. Hasta pronto, que estés bien."

Este cuento no se ha acabado. Lo escribí hace poco más de un año y el panorama ha cambiado mucho. Me leí casi todo Gombrowycz y debo decir que lo adoro. Lo demás llegará en otro cuento, o en otra carta.

2 comentarios:

  1. Ho ricevuto il tuo contributo, non l'ho ancora letto, ma lo farò subito. Se vuoi puoi spedire altro finché vuoi. Abbiamo ricevuto pochissimi contributi, quindi la scadenza non vale più. Chiuderemo il numero solo dopo aver ricevuto materiale a sufficienza. Grazie.

    P.S. Questo post è molto interessante ;-)

    _hold3n di ibridomag

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  2. Ciao. Ti scrivo per chiederti se hai mai notato un'analogia tra "Il destino si chiama Clotilde" e "Historia abreviada de la literatura portatil" di Vila-Matas. Bacioni!

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